ERIC CLAPTON: LIFE IN 12 BARS
Regia: Lili Fini Zanuck. Anno: 2017
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Locandina del film
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Eric con la regista Lili Fini Zanuck

«Fin da bambino sapevo di essere diverso, ma non sapevo perché». La vita di Eric Clapton raccontata nel documentario Life in 12 Bars (al cinema per tre giorni dal 26 al 28 febbraio) comincia con questa dichiarazione di appartenenza ad un universo fatto di talento, oscurità e blues, la musica che rappresenta la sublimazione del dolore. 135 minuti di immersione profonda nel mistero di un uomo inquieto e introverso salvato da un dono che gli ha permesso di capire a fondo quello che nessun musicista bianco si pensava potesse comprendere. In una scena del film il leggendario Muddy Waters lo dice chiaramente: «I bianchi possono imparare a suonare la chitarra, ma non riusciranno mai a cantare il blues. Non hanno abbastanza anima perché non hanno sofferto abbastanza».
Invece Eric Patrick Clapton, nato a Ripley, un paese di campagna nel sud dell’Inghilterra il 30 marzo del 1945, quella musica non solo l’ha capita ma ha anche contribuito a restituirla al mondo e a lanciarla al successo senza mai prendersene il merito ed inseguendola con la dedizione di un purista assoluto.
Fonte: rollingstones.it

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LE RECENSIONI di ERIC CLAPTON ITALIA:

Andrea Rossi
Un ottimo docu-film, che rende omaggio ad un grande (per chi scrive, IL più grande) della musica mondiale. Condivido la scelta della regista che ha deciso di sottolineare più le vicende umane di Clapton, senza comunque tralasciare la musica.
La prima immagine di Life in 12 Bars è un video registrato dallo stesso Clapton il giorno della scomparsa di B.B. King: «Se non lo conoscete vi consiglio di cercare e ascoltare l’album Live at the Regal di B.B.King. Contiene tutto quello che c’è da sapere sul motivo per cui ho iniziato a suonare la chitarra». Comincia così il racconto dettagliato, dal ritmo solenne e pieno di materiale inedito, di una vita segnata dalla ricerca incessante di un’identità e dal bisogno non solo di essere amato ma anche di non essere rifiutato. A Ripley Eric cresce serenamente fino a 9 anni quando scopre che quella che pensava fosse sua madre, Rose Clapton, in realtà è sua nonna, e l’uomo che chiama papà, Jack Clapp, è il secondo marito di Rose e la sorella maggiore che non ha mai visto e di cui ogni tanto sente parlare di nascosto in famiglia, Patricia Molly, è sua madre. Patricia lo ha avuto a 16 anni da un soldato canadese partito subito per la guerra e poi rientrato in Canada (dove è già sposato), e lo ha abbandonato. Un giorno Patricia Molly torna in Inghilterra con altri figli, Eric le chiede se ha intenzione di fargli da madre e lei risponde: «No. Con tutto quello che hanno fatto per te, puoi continuare a chiamare Rose e Jack mamma e papà».
Qui scatterà la scintilla che trasformerà la sua vita: l’identificazione con il blues.«Sulle copertine dei primi dischi blues che ho visto nella mia vita c’era sempre un uomo con la sua chitarra, solo contro il mondo» racconta Clapton «Senza neanche rendermene conto, quella musica mi ha portato via tutto il dolore».
Via via vengono descritti gli inizi musicali di Eric, le varie band degli anni '60 fino ad arrivare al 1970 dove entra in scena l'amore. E una grande ossessione, quella per Pattie Boyd, la moglie del suo migliore amico George Harrison. È lei a dare vita all’album "Layla and other assorted love songs" registrato con lo pseudonimo di Derek & the Dominos a Miami in un vortice di droga e sensi di colpa (e reso mitico dall’incontro con un altro dei migliori chitarristi della storia, Duane Allman). Pattie appare come una specie di divinità, una musa del rock eterea e sensuale allo stesso tempo, «La personificazione del desiderio» come dice Clapton che scrive per lei l’album ma non riesce ad averla e dopo quel secondo rifiuto entra nella fase più buia della sua vita. Complice la morte del nonno, e poi dell'amico-collega Jimi Hendrix, Clapton sul finire del 1970 si chiude nella sua villa di Hurtwood e ci resta per 3 anni circa. Passa dall’eroina alla cocaina e quando finalmente ritorna sulla scena musicale nel 1974, cerca di alleggerire la dipendenza dalle droghe con l'alcool. Riesce poi ad avere Pattie, nella seconda metà dei '70, ma tutto è reso più difficile dalla dipendenza di Eric dagli alcolici. Le immagini del periodo che va dal 1975 al 1986 sono potentissime, tra deliri da ubriaco sul palco, dischi che lui stesso non vuole ricordare e dettagli della sua dipendenza da ogni tipo di sostanza raccontati con un realismo straziante. Sembra un lungo bad trip in cui tutto è sfuocato e confuso, e dal quale Clapton esce segnato da una ennesima cicatrice inguaribile, quella della perdita del figlio Conor nel 1991. Il racconto di quel momento in Life in 12 Bars è toccante: Eric è ancora una volta da solo con la sua chitarra a combattere contro il dolore più grande. «Ho preso una chitarra acustica e ho cominciato a suonare per giorni per non confrontarmi con la realtà. La musica è tornata a salvarmi come ha fatto quando avevo 9 anni».
Da quella tragedia (straziante lettera di Conor ritrovata pochi giorni dopo la sua morte in cui c’è scritto “I Want to see you again”), Clapton riesce a tirare fuori "Tears in Heaven", il concerto Unplugged, la rinascita artistica e la forza di continuare a vivere e a suonare: «Per onorare mio figlio». Ci avviciniamo al finale dove troviamo un Eric che cerca di fare pace con l’oscurità che ha caratterizzato la sua vita, e alla fine ci riesce: recupera il rapporto con la sua prima figlia Ruth (nata nel 1985), trova la serenità con la moglie Melia e le tre figlie adolescenti July, Sophie ed Ella, riesce persino ad aiutare gli altri fondando ad Antigua il centro di rehab Crossroad Centre per alcolisti e tossicodipendenti.
Il finale è pure emozione: un cerchio che si chiude con B.B. King che sul palco del Crossroad Festival 2007 rende tributo ed omaggio ad Eric Clapton. «So i say this all to you: May i live for ever, but may YOU live forever and a day. Because I hate to be here when you passed away. And when they laid me out to rest... may the last voices i hear be yours saying 'while we was alive we was friends.' God bless you.»

Manuel Marzano
Mi dirigo nel cinema vicino casa dopo aver prenotato i biglietti un paio di giorni prima. Vado diretto verso la sala dopo aver fatto controllare il ticket al bigliettaio e mi fermo a chiacchierare chiedendo quante persone ieri fossero state presenti al primo giorno. Risposta : " Non molte , d'altronde mica è Frank Zappa , Jeff Beck o Jimi Hendrix ! Sai , io sono un fan di Frank Zappa per me era un genio ho oltre 30 album ... " . Io , sorridendo : " Guardi , lei è un fan di Frank Zappa, io sono il gestore di " Eric Clapton Italia ", faccia attenzione a ciò che dice ahahahah ".
( per la cronaca, nonostante Eric abbia suonato in " Lumpy Gravy " di Frank Zappa nel 1968 , quest'ultimo non mi è mai piaciuto. Ora si inventeranno che Zappa va capito ... e certo ... non può essere che semplicemente non piaccia. È particolare piuttosto il fatto che stia trovando molti appassionati d Jeff Beck rispetto ad Eric Clapton. Tendenzialmente pare che chi apprezza Jeff , non piaccia Eric. Strano .. a me piacciono entrambi ).
Comunque 20 persone scarse presenti in sala per le ore 18 dello scorso martedì.
Molti si sono lamentati del fatto dell'aver dato spazio più alla vita privata che all'aspetto musicale e poi hanno tralasciato questo, si è concentrato troppo su quest'altro aspetto Io dico che in 2 ore scarse è complicato cercare di racchiudere quasi 55 anni di carriera e 73 anni di età.
Il film è stato un pugno nello stomaco. Conoscevo la sua difficile vita dalla sua autobiografia ma sentire la voce dei suoi parenti , sentire parole molto forti dette da lui , vedere alcuni video dei suoi momenti bui , la mamma che lo rifiuta, la morte dell'amico Jimi Hendrix , del padre e del figlio. E' sempre difficile sentire " Tears In Heaven " dopo il racconto inerente a Conor .
Comunque ho apprezzato molto soprattutto se considerassimo quanto Eric sia reticente nell'esporsi così tanto.


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I COMMENTI dei nostri iscritti:

Gabriele Petrolio
L’attesa per l’uscita nelle sale italiane del documentario, presentato al Toronto International Film Festival a settembre 2017, sulla vita ed il percorso artistico di uno dei più influenti musicisti blues di tutti i tempi, carica di aspettative tutti i fan e gli appassionati di un genere considerato per molto tempo retaggio esclusivo delle comunità di schiavi afroamericani nelle piantagioni degli Stati Uniti d’America.
La prova che deve affrontare la regista e produttrice Lili Fini Zanuck è estremamente complessa: da un lato, infatti, deve condensare in 135’ i tratti essenziali della vita e del ricco percorso artistico di Eric Clapton ed al tempo stesso utilizzare chiavi di lettura nuove e coinvolgenti rispetto ad una biografia già nota a moltissimi fan.
Obiettivo pienamente raggiunto già nei primissimi secondi di proiezione, quando Clapton dimostra la sua grandezza rendendo un meritato, ma non scontato, tributo ad uno dei musicisti più grande di tutti i tempi, che ha sicuramente influenzato la sua formazione artistica.
Life in 12 Bars, una vita in 12 battute, è un titolo che assume significato nel corso della proiezione; il blues e le canzoni più rappresentative di questo genere sono costruiti su una struttura ripetitiva di 12 battute. La stessa vita di Clapton viene raccontata come scandita, permeata e, a tratti, imprigionata dal suo talento e dalla musica Blues che in molte occasioni sembrano privarlo del libero arbitrio; la sua missione è infatti quella di educare all’ascolto della “musica nera” superando i pregiudizi razziali, obiettivo ambizioso che spesso non lascia spazio a distrazioni.
Per Eric Clapton, apparentemente estroverso e accentratore sul palco, la musica diventa l’unico canale di comunicazione possibile per raccontare la sofferenza derivante da una storia familiare e sentimentale carica di discontinuità e sofferenze, che lo porterà più volte vicino ad una drammatica fine a causa dell’abuso di droghe e alcool.
Questa affascinante storia è raccontata da due prospettive: da una parte la narrazione principale è affidata alla voce di Clapton, che racconta il proprio percorso personale ed artistico e la percezione che ha avuto nelle diverse fasi della sua vita del mondo che lo circondava, mentre dall’altra il racconto viene arricchito dalle testimonianze dei familiari, amici, musicisti e, ovviamente, donne, che lo hanno accompagnato fino ad oggi, musicista con oltre 50 anni di attività musicale ed appagato padre di famiglia.
Per tutti i fan il documentario è un’occasione unica per entrare in contatto con foto e filmati originali delle varie epoche, in alcuni casi inediti, ed alcune bellissime tracce di voce e chitarra isolate.
Finale estremamente emozionante che chiude il cerchio rispetto all’incipit del film…assolutamente consigliato!”

Disraeli Gears

Film di una potenza emotiva incredibile.
Si percepisce il travaglio che purtroppo ha abbracciato Eric sin da piccolo e che lo ha accompagnato per molto tempo sino alla rinascita ed al raggiungimento di un equilibrio.
Crude, taglienti, forti e toccanti le immagini di Eric inebetito sotto l'effetto di alcol e stupefacenti addirittura inquadrato mentre sniffava col naso sporco di "bianco" ma fantastico il contrasto con i momenti in cui Eric felice gioca con le sue bellissime bimbe e che cancellano prepotentemente quel passato di sofferenza.
Commoventi le parole di B.B.King.
Film che spiega attraverso gli eventi che lo hanno messo a dura prova il legame profondo tra Eric ed il blues.
Un uomo che per certi aspetti si potrebbe definire debole ma che invece ha combattutto le troppe avversità della vita sconfiggendole.

Stefania De Stefanis
A me è piaciuto moltissimo. È vero, per certi aspetti l'ho trovato incompleto, specie nel racconto dell'amicizia con George Harrison, che dal film sembrerebbe finita nel momento della confessione dei sentimenti di Eric Clapton, mentre sappiamo bene com'è andata.
Ma penso anche che ci sarebbero volute 25 ore di film per raccontare tutto.
Il racconto di Conor accompagnato dalle immagini mi ha commosso e il lieto fine è stato un sollievo dopo tanta sofferenza.
Incredibile anche il racconto dei mesi in cui si è chiuso in casa con la sua dipendenza, se non conoscessi la sua storia avrei creduto che non ce l'avrebbe mai fatta. Mi ha stupito quindi la sua forza. Ciò che mi piace di Eric Clapton è che ha saputo guardarsi dentro davvero e solo così è riuscito ad uscirne.
Il film era chiaramente incentrato sulla dipendenza da alcool e droghe ma soprattutto sul fatto che si può e si deve venirne fuori.
Meraviglioso, aspetto il DVD.

Despina Luigini
Il film non ha deluso le mie aspettative. Tutti conosciamo i successi musicali di Eric e per quanto mi riguarda ha dato il meglio dopo la tragica morte del figlio.
Ho visto quella parte di Eric con una realta' cruda e vera.

Luca Gozzelino
Visto martedì al cinema e rivisto mercoledì su YouTube. Molto bello nel descrivere l'aspetto umano e personale di Eric ma incompleto, d'altronde mi rendo conto che sarebbe stato impossibile condensare tutto in poco più di due ore. Avrei apprezzato un approfondimento maggiore di quell'evento rivoluzionario che fu l'incisione dell'album "Beano" ma anche di come E.C. sdogano' il reggae, mostrando al mondo il talento di Bob Marley. Inesistente poi la testimonianza del rapporto con Freddie King, l'artista nero che più d'ogni altro influenzo' lo stile di Eric.

Pierpaolo Cazzato
Appena uscito dalla sala: bello secco e diretto come Eric Clapton sa essere, importanti confessioni private e molto dell'uomo Eric Clapton .... da padre quale sono sentir dire che la cosa più importante è tuo figlio va sopra ogni altra cosa!

Luigi Tizzano
Visto ieri. Bellissimi i clip privati. Bello vedere Hurtwood non solo in foto. Non ricordavo le fantastiche parole di BB King al Crossroad di qualche anno fa.

Massimo Mazzei
lo ho visto ieri sera,naturalmente molto emozionante e particolarmente toccante.Emerge la sua forte personalita'per quanto riguarda l'aspetto privato e la grande passione per il suo Blus.Spero esca presto il DvD
magari arricchito con inediti.

Mario Pellizzon
Visto lunedì, ho portato anche mio figlio vent'enne ed entrambi siamo rimasti molto impressionati. Amo il musicista e mi aspettavo molta più musica, alla fine il mio desiderio sarebbe di poter stringere la mano all'uomo.

Livio Rizzolo
Bello l'ho visto ieri sera verso la fine mi ha stappato qualche lacrimuccia x gli amanti del blues e di Eric andatelo a vedere

Alessandro Roccella
Dopo aver visto il film ho difficoltà a vedere le immagini di Eric degli anni '70. Chiaramente sapevo dei problemi di alcol ma pensare che gli album che adoro di quel periodo lo vedevano ubriaco fradicio mi spiazza. Ormai l'immagine che ho di lui è diversa, vederlo sul palco che offende il pubblico o manda a cagare Jamie Oldaker fa uno steano effetto. È un miracolato ed un uomo fortissimo, in pochi ne sarebbero usciti. Straziante il periodo di Conor e la letterina arrivata dopo la sua morte, da padre mi si è spezzato il cuore. Per me un ottimo film.

Giovanna Zanolla
A me ha impressionato quando nell'intervista ha detto di non amare la vita ... paradossale per uno che ha avuto successo e fama internazionale. Il sentirsi rifiutato dalla madre ha lasciato grossi segni nel suo animo e credo che Patty, come pure Alice (la tipa che ha vissuto con lui in clausura morta di eroina 20 anni fa), ne abbiano subito le conseguenze. E mi è piaciuta la dichiarazione di amore di BB King, parole espresse con sincerità dal profondo del cuore.

Stefano Lombardi-Pessina
Visto. Immagini fantastiche , con interventi storici di Muddy Waters, BB King. Audio molto buono. Il film rispecchia quanto già sapevamo dalla sua autobiografia. Sono rimasto un po' perplesso a riguardo i 70s, giudicati tanto solo alterati dagli eccessi. Eppure dal 74 ha sfornato un album all'anno...😊 da vedere!!

Giovanni Agrusti
Probabilmente, la linea conduttrice del film sembra essere il tormento interiore, da quando nasce questo stato, l’infanzia e il rapporto con la mamma, a quando termina, con l’ultima moglie e le bimbe. Tutto ciò che ne è seguito, e sono molti anni, però è completamente irrilevante, nella prospettiva del film. Nel mezzo, una musica eccezionale, ma anche un Eric parecchio controverso, quello degli anni 70, di cui oramai non c’è molta e sincera traccia. Il film è girato molto bene, mitica la parte relativa agli anni 60... la parte su conor è dolcissima

Alessandro Codato
L'intento è quello di raccontare l'animo Blues di Eric. Dolore, amore e rinascita. Non è una biografia classica, ma si sofferma su quel travaglio iniziato a 9 anni, che ha avuto il suo apice negli anni 70, per poi rinascere lentamente.

Marta Patanè
Serata unica ed emozionante, sopratutto perché sono andata a vederlo insieme a mio zio, che in questo post, voglio ringraziare per aver seminato e coltivato, sin da piccola in me, la musica più bella di Sempre...il Blues! Essì, devo proprio dire che ha messo le radici :)
Il blues ha inizio tra i canti delle comunità di schiavi afroamericani e nelle piantagioni degli stati meridionali dell’America. A partire da queste umili origini, il blues crebbe fino a diventare la forma di musica popolare più registrata al mondo.
Blues deriva dall'espressione "to have the blue devils" (avere i diavoli blu) col significato di "essere triste, agitato, depresso".
Il blues in 12 misure è la tipica struttura metrica della musica blues.
Scrivo questo, perché leggendo tra i vari commenti a post su questo docufilm, ho letto anche tante lamentele sul fatto che alcuni eventi e legami con altri artisti non siano stati nemmeno menzionati (che poi nello scroll di foto sul finale mi pare si vedano proprio tutti).
In soli 135 minuti Clapton ha voluto raccontarci le sue sofferenze e il modo in cui, grazie al blues, vivendolo, è riuscito a superarle fino a trovare quella serenità, quella pace interiore che ha sempre cercato di raggiungere dal momento in cui è nato e non voluto. E la sua necessità di essere solamente ascoltato per la musica. Quest’ultima a mio parere lo pone nell'umiltà più umana anche con quel suo essere “sborone” e se lo può permettere.
Un docufilm davvero ben fatto, duro da vedere a tratti e di una potenza emotiva incredibile...per tutta la prima parte ho avuto la pelle d’oca e nella seconda parte qualche lacrimuccia timida e silenziosa è riuscita a scendere (tipo nella scena finale col discorso dell’immenso B.B.King).

Maria Cristina Sponza
Il film è un meraviglioso tuffo negli anni piu belli della storia della musica ! Ringrazio Eric per avermi fatto conoscere lati della sua vita noti, che raccontati personalmente da lui lo rendono molto più vicino a noi persone comuni! Doti straordinarie , Musica straordinaria , Uomo straordinario !

In una delle ultime scene di Life in 12 Bars invece Eric Clapton racconta tutto sé stesso e la sua complessa ed affascinante vicenda umana con queste parole: «La vita che ho fatto, compresi tutti gli errori che ho commesso, mi hanno portato fino a qui. Tutto quello che ho raggiunto nella mia carriera è solo polvere. Arriverà un giorno in cui nessuno al mondo avrà la minima idea di chi sono e di cosa ho fatto. Ma la cosa non mi disturba. La musica non mi ha mai tradito».
Fonte: rollingstones.it


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